Marco Milone

Sito dello scrittore Marco Milone

11 novembre
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Intervista su Non Solo Anime

Alcuni di voi avranno ascoltato in diretta l’intervista condotta da Non Solo Anime, tuttavia altri non avranno potuto… allora eccovi l’intervista!

09 novembre
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Non solo anime

Stasera alle 21 30 sarò ospite di Non Solo Anime per parlare della rassegna Alla scoperta del cinema d’animazione che si terrà presso WSP Photography.

Animazione olandese

04 febbraio
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Storia del cinema d’animazione

Lotte ReningerIl corso sulla storia del cinema d’animazione è articolato in una serie di seminari, godibili separatamente. L’intento è quello di indagare meglio le figure sommerse del cinema d’animazione, e riabilitare agli occhi del grande pubblico l’espressione “cinema d’animazione” come forma espressiva matura e pienamente comunicativa.
In particolare, nel primo incontro tracceremo le origini della storia del cinema d’animazione, concentrandoci sulle prime quattro decadi (1888-1929), e soffermandoci maggiormente sugli animatori europei ( Viking Eggeling, Hans Richter, Walther Ruttmann, Lotte Reiniger).

Ingresso con contributo 3€ per l’associazione
Luogo: Scuola CinemaSud Palermo
Seminari a cura di Marco Milone, responsabile del sito Cinema sperimentale.

27 gennaio
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L’espressionismo nell’animazione inglese

Dopo il successo di Il surrealismo nell’animazione americana continuano le proiezioni di cortometraggi sperimentali presso il circolo arci Malaussene (Palermo).

CowboyE’ ancora possibile fare film espressionisti nel 21° secolo?
Il regista inglese Phil Mulloy mostra pienamente la sua abilità a esprimere la natura oscura dell’uomo, e dei valori religiosi e sociali attraverso uno stile espressionista: i suoi corti animati sono fortemente “grotteschi e satirici” caratterizzati da uno stile divertente e scioccante al contempo nel suo uso di figure primitive, spesso scheletriche, e sfondi minimalisti.

12 gennaio
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Storia del go

Ho recentemente pubblicato il libro “Storia del go”, di cui vi presento un breve estratto.

Nessuno sa definire le origini del go. Secondo la legenda, l’imperatore Yao (2357-2255 A.C.) inventò il Weiqi1 per illuminare la mente del figlio Dan Zhu, che non sembrava particolare dotato di intelligenza.2 Secondo alcuni scrittori Han il weiqi fu creato dal primo ministro di Yao, su sua richiesta.3

Storia del goA seconda delle versioni, Dan Zhu viene descritto come idiota, litigioso (soprattutto con i fratellastri con cui c’era rivalità per il trono) o ribelle. In alcune versioni del mito, Dan Zhu diventa un forte giocatore, talvolta anche il migliore del regno, diventando così ossessionato dal gioco da non avere tempo per altre attività, in altre perse interesse per il gioco, e in altre ancora creò una nuova forma scacchistica, mentre cavalcava un elefante con amici.

Nella maggior parte delle versioni si narra che Yao, stancatosi del comportamento di Dan Zhu, lo diseredò, e dopo avere abdicato, abbia passato il regno a Shun, un instancabile contadino, noto per le sue virtù, che era diventato prima amico di Yao, poi suo fidato consigliere. Dan Zhu si allontanerà dal regno per allearsi con la tribù primitiva di San Miao, che risiedeva lungo la riva del fiume giallo, e morì combattendo contro Yao e Shun. 4

Tuttavia, in altre versioni si racconta che Shun abbia usurpato il regno da Dan Zhu ingannando Yao, e che dunque Dan Zhu fosse legittimato nel suo tentativo di conquistare il trono. In altre ancora si racconta che i ministri di Yao abbiano fortemente obiettato al passaggio del trono a un comune contadino, e che Yao abbia ordinato la loro esecuzione.

Esiste una versione in cui non si parla di Yao, bensì di Qiao, un re mitologico del 1800 a.c.. Il resto della storia è simile: il gioco viene creato per il figlio, dal carattere non adatto a regnare, che si ribellerà al padre e morirà combattendo contro di esso.

A dispetto delle varie versioni, possiamo sicuramente rilevare quanto il go fosse popolare ai tempi di Zhang, sebbene la diffusione del gioco fosse rallentata da Confucio,5 che riteneva che il go inducesse all’avidità e alla pigrizia.6

Alcuni antropologi non condividono questa rappresentazione: analizzando il mito da un punto di vista strutturale, secondo molti sinologi, si comprende come la leggenda di Yao sia scaturita quale spiegazione del “controllo delle inondazioni”. Nel “Registro delle grandi storie” (Shi Ji) di Sima, Yao incaricò prima Kun eppoi Gong Gong per controllare le calamità naturali derivanti da alluvioni.7 Sia Kun che Gong Gong fecero costruire delle dighe, le quali tuttavia furono spazzate via dalla pressione delle acque. A seguito della loro incapacità nel risolvere il problema, i due incaricati furono giustiziati. La similarità dei fati, e il fatto che in un’altra versione Kun abbia fatto nascere con un cesareo Gong Gong indica come questi condividano la stessa identità mitologica. Secondo Boltz e altri linguisti, Kun e Gong Gong sarebbero una rappresentazione simbolica delle inondazioni che Yao deve soggiogare. Questo carattere conflittuale richiama alla versione precedente della storia, e le similitudini sono accentuate anche sul piano linguistico: Yao deriva dalla parola “montagna”, e Gong Gong da “litigioso”8.

Esistono ancora altre versioni del mito di Yao, tuttavia quest’ultima è l’unica in cui non viene esplicitato il conflitto tra il padre e il figlio. Esistono alcune versioni in cui viene riconosciuto il valore del figlio, e reputato erroneo il comportamento del padre. Queste versioni non citano il weiqi.

L’ascrizione del go a Yao si basa sullo Shi Ben [Origini della storia]9, un libro sul “Periodo dei regni combattenti”(475-221 BC). Dan Zhu potrebbe rappresentare simbolicamente la fine del Neolitico, con un re di origini celesti che porta civiltà nelle tribù cinesi. Siccome è ciò che effettivamente Shang fece, la descrizione può risultare differente a seconda se il gruppo era un vincitore o un perdente. Ciò spiega la tendenza dei cinesi stessi di cancellare una tradizione millenaria.10 Per esempio nella prefazione a Xuanxuan Qijing [Il misterioso e meraviglioso manuale del weiqi], del 1347, troviamo scritto che insegnare il weiqi a un figlio irresponsabile per aiutarlo a maturare non è una saggia decisione.

Gli storici non hanno mai saputo spiegare da dove lo Shi Ben abbia attinto la leggenda. Sembra semplicemente che vi siano state raccolte e unificate le leggende dei vari stati dall’alba della storia cinese. Nelle tradizioni orali, Yao viene anche ricordato per la creazione del calendario lunare e per i contributi all’arte divinatoria e ciò induce a pensare a un collegamento tra il weiqi e le arti magiche.

1 圍棋 wéiqí è la denominazione cinese del gioco del go.

2E’ possibile che dietro questo mito ci sia l’idea che, padroneggiando un gioco di strategia, l’uomo possa acquisire l’abilità di vedere il proprio futuro, e dunque di controllare il destino. Similarmente, nelle tradizioni pre-musulmane, si racconta la storia di un re indiano che inventò il nard, un gioco di dadi per mostrare che nulla si ottiene attraverso la furbizia, e che tutto soggiace nelle mani di Dio.

Ancora nel medioevo Cristiano si incitava il gioco degli scacchi in quanto l’esercitare il potere della ragione permetteva all’uomo di scegliere tra il bene e il male.

Nel sistema filosofico dietro il go non è ravvisabile l’idea di divinità, a differenza di altri giochi; tuttavia, troviamo sempre una battaglia tra “nero” e “bianco”, un dualismo che sembra essere di matrice iraniana. In qualsiasi momento del tempo, troviamo sempre un bilanciamento nel nostro universo: questa è l’idea centrale dietro “la grande ruota del tempo” tibetana. Quando si vince una battaglia, ci si appresta ad avviarne un’altra, e la persona saggia deve sapere cogliere il bilanciamento.

3Alcune versioni del mito di Yao non menzionano il go. Alcuni storici ritengono che il gioco sia stato inserito successivamente da scrittori Han per conferire maggiore prestigio all’imperatore Yao, quale esempio di virtù.

4Questa storia è molto famosa in Cina, e viene narrata di generazione in generazione, in quanto è la prima volta in cui il diritto di successione al trono è caduto a causa del comportamento riprovevole del figlio primogenito.

5Confucio si servì di questa storia come rappresentazione simbolica della terra e dell’acqua: la sconfitta di Dan Zhu (Fiume Giallo) a opera di Yao e Shun(terra).

I temi ricorrenti delle cosmogonie cinesi riguardano proprio il graduale ordine delle forze elementali in un ambiente dove gli umani giocano un ruolo minore. Solo nel periodo Han, le figure mitologiche diventeranno più complesse, quale amalgama di persone reali, concetti, lineaggi, totem, rendendo sempre più oscuro il significato dietro la storia. Non c’erano eroi e cattivi, né grandi battaglie tra “bene” e “male”, semplicemente la ricerca dell’equilibrio e della risoluzione.

6Yu Ji, nella prefazione “Xuan Xuan Qi Jing “, si mostra discorde sull’interpretazione della filosofia confuciana col weiqi. Sostiene che il weiqi sia quanto di meglio possa esistere per comprendere non solo la teoria yin e yang sotto la rotondità del cielo e la squadratura della terra, ma pure l’etica confuciana.

7Lungo il fiume Giallo c’erano frequenti allagamenti, a seguito dello scioglimento delle nevi sull’Himalayas.

8Tali aggettivi vengono usati anche per descrivere il carattere del fiume Giallo.

9Si presume che lo Shi Ben sia stato scritto prima che Yao fosse additato da Confucio come esempio di virtù, altrimenti non si spiega il riferimento al weiqi. Alcuni commentatori del periodo Han non ritengono corretta l’attribuzione del weiqi a Yao, e ritengono che sia stato aggiunto nelle tradizioni orali, nei mercati e nelle sale da the, e dunque successivamente aggiunto in versioni filologicamente scorrette del libro.

10Mentre i greci erano soliti miticizzare la propria storia, al contrario i cinesi, soprattutto gli scrittori confuciani sotto la dinastia Han, avevano l’abitudine di storicizzare i miti.

05 dicembre
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Le stagioni della memoria su Alganews

Si ringrazia Irma Loredana Galgano per la recensione a Le stagioni della memoria, pubblicata su Alganews.

Con Le stagioni della memoria (Narcissus, 2014) Marco Milone pubblica anche la raccolta di poesie che chiude il percorso poetico e personale iniziato con Dove va il mondo e proseguito con Anime nude.

Questa volta l’autore riduce ancor più all’essenziale la parola scritta concentrandosi sui contenuti e sull’indagine profonda del proprio io. La sua poesia è «espressione della coscienza, voce vibrante del cuore, della mente e soprattutto dell’anima», come si legge nella prefazione curata da Domenico Turco.

«Avverto il peso / dell’esistenza tra le stanze / oscure della memoria provo / invidia quando / osservo una bestia / rude istinto e / assenza di sentimenti / non cagionano sofferenza / …»

Il percorso intrapreso dall’autore, la sua volontà di introspezione, di ricerca, di analisi invece è molto sofferto, profondo, intenso e in più punti sembra portarlo quasi alla disperazione. Tentennamenti leggeri da cui si riprende grazie anche alla forza della sua determinazione e allo studio, costante e continuo.

«Nella natura delle cose / appare l’anima / goffa e tradita, ostaggio / del tempo / eterno …» Questo ‘tempo’ che sembra essere il vero detentore del potere, superiore per certo ai «mortali» che nonostante tutti gli sforzi restano egualmente «ignari del regno della coscienza».

Leggere i componimenti poetici di Marco Milone è come estraniarsi per un momento dalla frenesia e dal caos del mondo moderno, ritrovare lo spazio mentale prima che temporale di restare soli con la propria spiritualità. Un qualcosa che oggi viene considerato quasi superfluo ma che invece a volte è determinante per il proprio equilibrio e benessere interiore.

27 novembre
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Il surrealismo nell’animazione americana

Dopo il successo della proiezione dei cortometraggi di Te Wei, vi aspetto domani per la proiezione Il surrealismo nell’animazione americana, evento organizzato da Cinema Sperimentale, presso il Circolo Arci Malaussene Handshake(Palermo).

Bill Plympton è uno dei rarissimi animatori che disegnano ogni fotogramma della maggior parte dei propri film animati a mano e senza l’aiuto di nessuno. I suoi corti e film sono noti per il frequente utilizzo di violenza e tematiche sessuali trattati in modo appunto “cartoonesco”, portati a un tale grado di esagerazione da diventare surreali.
Patrick Smith è un pittore, fortemente influenzato dal surrealismo, che ha deviato spontaneamente la sua carriera a favore dell’animazione: il suo stile è bizzarro e le sue narrazioni sempre simboliche di identità e di emozioni.

13 novembre
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Te Wei e l’animazione cinese

Dopo la conferenza sull’arte di Te Wei, regista cinese che ha rinnovato il cinema d’animazione Il generale presuntuoso di Te Weidel suo paese, che ho tenuto lo scorso il 31 giugno 2014, presso l’Associazione QI, e nella quale sono stati proiettati i cortometraggi “Il generale Presuntuoso” e “Dov’è Mamma?”, seguiti da un interessanti dibattito e riflessioni sia sul cinema d’animazione che sulla cultura e la filosofia tradizionali, rinnovo l’appuntamento a domani venerdì 14 alle 18:30 per un’altra serie di proiezioni dello stesso regista cinese: “Sentimenti di montagna e di acqua” e “Il flauto del cowboy“.

18 ottobre
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Arte coreana

Continuando l’opera di promozione dell’arte orientale, ho recentemente lanciato il sito Korean artworks.

Goguryeo_moon

11 ottobre
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Emakimono

Come sapete, sono appassionato di cultura giapponese, quindi non vi stupirà il mio interesse verso la narrativa illustra giapponese:
vi invito quindi a visitare il sito sugli emakimono che ho appena realizzato. Grazie!

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